All’Associazione si rivolgono uomini, donne e bambini provenienti da molti paesi del pianeta. L’associazione cerca di accompagnarli nella risoluzione dei loro problemi attraverso l’ascolto e la progettazione di interventi personalizzati, in collaborazione con il Centro d’Ascolto della Caritas diocesana (che dal 2010 ha sede nello stesso edificio), con le Parrocchie e con gli altri attori (Istituzioni pubbliche e/o private) afferenti alla Rete Caritas.

 

Le nazionalità marocchina, rumena e albanese risultano le più presenti nei centri diocesani pistoiesi. Il dato è particolarmente significativo soprattutto perché differisce sia dai dati generali di Pistoia, dove numericamente predominano ancora gli albanesi, sia da quelli della Toscana dove la presenza marocchina si pone dopo quella di albanesi, rumeni e cinesi.

Particolarmente interessante è la notevole crescita della presenza rumena, soprattutto femminile, che ha eguagliato i marocchini nella frequenza ai centri.

Le motivazioni di tale crescita sono da ricercarsi nelle caratteristiche stesse del lavoro di cura e assistenza, cui si dedicano largamente le donne rumene. Dopo un periodo di attività, spesso restano per qualche tempo disoccupate e si recano ai centri per essere aiutate nei bisogni materiali e nella ricerca di nuovo lavoro.

 

La nazionalità marocchina. Strutturati in famiglie monoreddito, con numerosi figli piccoli, i marocchini continuano ad essere i più assidui e manifestano ricorrenti bisogni di assistenza. Particolarmente colpiti dalla attuale crisi economica, che ha costretto molte piccole aziende pistoiesi alla chiusura, hanno sempre maggiori difficoltà ad affrontare i problemi quotidiani: le considerevoli spese per il mantenimento dei figli; i costi scolastici, che - anche quando possono esser in parte sollevati dai rimborsi comunali- devono essere anticipati; il ridursi dei contributi assistenziali all’infanzia; soprattutto gli alti costi per gli affitti e per le utenze rendono molto precario il loro ritmo quotidiano di vita.

 

La nazionalità albanese è stata, fin dagli anni novanta, la più presente nell’area pistoiese, a conferma della tendenza in atto nella Regione Toscana.

Anche tra gli albanesi domina la dimensione familiare, ricostituitasi negli ultimi anni grazie ai numerosi ricongiungimenti e alla nascita di vari.

Fino al 2010, la percentuale di albanesi che frequentavano i centri si era notevolmente ridotta e risultava relativamente minore rispetto a quella dei marocchini e dei rumeni, a conferma di una efficace integrazione. Con l’aggravarsi della crisi economica non è stato raro, invece, veder riapparire numerosi albanesi che, ormai disoccupati o in gravi difficoltà, sono tornati a chiedere aiuti economici.

Nella famiglia albanese, spesso con figli in età scolare, le donne stanno sempre più cercando di inserirsi al lavoro, per contribuire, anche se limitatamente, al reddito familiare.

E’, inoltre, ipotizzabile che la comunità albanese possa godere di reti di sostegno più efficaci, cui ricorrere per varie situazioni: fratelli, cugini, parenti di vario grado possono più frequentemente collaborare a risolvere eventuali problemi.

 

I filippini risultano sostanzialmente integrati e radicati nel tessuto locale e forse per questo frequentano l’Associazione soprattutto per seguire i Corsi di alfabetizzazione. Il dato conferma la peculiare configurazione di questa immigrazione, ormai abbastanza consolidata a Pistoia, e indica anche la tendenza di tale nazionalità ad usufruire di una propria rete di sostegno, che interviene nelle situazioni di difficoltà.

 

Tutte le altre nazionalità sono rappresentate in percentuali piuttosto ridotte ma è legittimo ritenere che tali dati siano sottostimati.

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